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> Berria: Nerabezaroa > ITALIA: EL SUICIDIO DE UN ADOLESCENTE DE 16 AÑOS ACOSADO POR SER GAY IMPACTA A LA SOCIEDAD

  • El suicidio de un adolescente de 16 años acosado por ser gay impacta a la sociedad italiana
  • Dos Manzanas, 2007-04-11


Matteo, a sus 16 años, se quitó la vida hace apenas unas días en Turín. Atrás quedaban meses de acoso escolar, motivados en gran medida por su homosexualidad. Como ocurrió en España con el caso de Jokin, esta muerte y el ‘bullying’ están centrando la atención de los medios de comunicación.

El colectivo Arcigay, el más importante del país, ha asegurado que la muerte de Matteo es sólo “la punta del iceberg” y que son muchos más los suicidios de adolescentes motivados por el ‘bullying’ homófobo, en un país en el que la homosexualidad aún es frecuentemente atacada desde la omnipresente Iglesia Católica y las fuerzas más reaccionarias, tanto de derechas como incluso dentro de la coalición de centro-izquierda, actualmente en el poder.


Matteo escribió una carta antes de saltar por la ventana de su apartamento. “En el colegio no me aceptan porque me ven diferente, no me siento integrado“, escribió. Su madre, preocupada por los problemas de su hijo, había alertado del acoso a la directora de su instituto, pero nada había cambiado.

> Iritzia: Piero Sansonetti > LA CAMPAGNE ANTI-GAY DELL’AVVENIRE

  • Le campagne anti-gay dell’Avvenire
  • Megachip, 2007-04-07 # Piero Sansonetti · Liberazione

Un ragazzo di sedici anni si è suicidato perché i compagni di scuola lo prendevano in giro e gli dicevano che era gay. E’ successo a Torino. La scuola frequentata da questo ragazzo è l’istituto tecnico “Sommelier”, che è considerata una delle più prestigiose scuole di Torino. Non è frequentata dai bulli di borgata, ma dai figli della borghesia.

Il ragazzo che si è suicidato invece non era borghese, i suoi genitori erano separati, lui viveva con la madre, che è filippina, immigrata, e fa la cameriera. Non conosciamo il suo nome, poniamo che si chiamasse Marco. Era bravo a scuola, e forse anche questo lo rendeva diverso agli occhi dei suoi compagni.


Adesso fermiamoci un attimo a riflettere, il più serenamente possibile, su questa morte. Senza voler dare la colpa a nessuno, anche perché tutti sappiamo benissimo che il suicidio di un adolescente non è un fatto rarissimo, che è molto difficile definirne le origini e le ragioni, che quasi sempre è legato a episodi di depressione, magari poco evidenti, o forse solo ad una valutazione pessimista e negativa sul valore della vita, cioè – diciamo così – a fattori “filosofici” molto alti e indecifrabili.


Però ci sono due elementi che hanno avuto un peso, evidentemente, in questa vicenda, dai quali è possibile trarre alcuni suggerimenti. Uno di questi elementi è il “fattore-scuola”, l’altro elemento è il “fattore omosessualità”.


Fattore scuola: la mamma di Marco più di un anno fa era andata a parlare coi responsabili della scuola e aveva segnalato la situazione difficile nella quale si trovava il suo ragazzo, per via del comportamento aggressivo, persecutorio dei suoi compagni. Se la scuola non riesce a impedire una situazione così, non è capace di intervenire, di spiegare, di educare, di prevenire, non è una buona scuola. E forse non lo è anche perché ormai da molti decenni è stata lasciata all’abbandono, ha perso le sue finalità, la spinta propulsiva di qualche decennio fa, e forse è tornata la scuola di quella “professoressa” della quale parlava Don Milani, che serve a selezionare, a discriminare, non a unire le generazioni e a distribuire equamente il sapere e le conoscenze.


Fattore omosessualità: Marco era gay? E’ una domanda che non sta in piedi, Marco aveva 16 anni, viveva quella fase del sesso assai aperta, di transizione, di curiosità, che è l’adolescenza. E’ il momento nel quale si definisce la propria sessualità, si stabilizzano i gusti. Il problema non è se marco fosse o no gay, è piuttosto come Marco vivesse questa eventualità. Che evidentemente considerava una sciagura, forse una condanna, una tragedia. Perché? Per due ragioni. La prima è che in Italia è difficile vivere bene la propria vita se si è gay, perché c’è un insieme di leggi, norme, abitudini e pregiudizi che non ti rendono facili le cose. La seconda ragione è che è in atto una campagna, guidata dal Vaticano, di demonizzazione e di persecuzione verso i gay e le lesbiche, che ha condizionato fortemente l’opinione pubblica, l’ha spinta indietro di decenni. Giusto l’altro ieri su un giornale serio come Avvenire , uno studioso prestigiosissimo come Carlo Cardia, (criticando i DiCo) scriveva (per dimostrare l’assurdità delle unioni civili) testualmente queste frasi: « Ai giovani la legge direbbe di essere indifferente alla forma che assumono le relazioni umane fondamentali…ai giovani la legge direbbe che eterosessualità e omosessualità sono la stessa cosa… che la famiglia non interessa più la collettività, che lo Stato le pone sullo stesso piano, che ciascuno può comportarsi come crede… ». Ai giovani del Sommelier di Torino, purtroppo, nessuno ha detto queste cose (che Cardia giudica orride e incivili), perciò quei ragazzi non hanno capito che siamo tutti uguali, che abbiamo gli stessi diritti, la stessa dignità. Non lo capivano neanche i razzisti bianchi americani, nell’ottocento (e dopo). Qualcuno di loro, in polemica con Lincoln e gli abolizionisti, avrebbe potuto scrivere: « Ai giovani la legge direbbe di essere indifferente alla forma che assumono le relazioni tra padrone e schiavo…ai giovani la legge direbbe che bianchi e negri sono la stessa cosa, che i diritti dei bianchi non interessano più la collettività, che lo stato pone sullo stesso piano la razze, che ciascuno, anche i negri, possono comportarsi come credono… ». L’omofobia che oggi pervade parti del clero e della borghesia assomiglia come una goccia d’acqua al razzismo dei padri del Ku Klux Klan.

> Iritzia: ARCIGAY > MORIRE DI OMOFOBIA A 16 ANNI

  • Morire di omofobia a 16 anni
  • Sedicenne suicida a Torino. E’ solo la punta di un iceberg: dannosi per i giovani gli insulti quotidiani di politici e prelati contro le persone omosessuali
  • Arcigay, 2007-04-05

“Inquietanti le parole della preside della scuola: cos’è secondo lei il bullismo? Solo percosse o minacce a mano armata?”. Anche la scritta “Sensibilizziamo i culi diversi – SS”, nel video del ragazzo disabile picchiato in classe a Torino mesi fa, si riferiva ai gay. Secondo un’indagine europea su centinaia di studenti italiani, oltre il 53% sente spesso a scuola insultare i gay come “finocchi” e gli insegnanti non se ne accorgono.

A scuola lo tormentavano da un anno e mezzo dicendogli che era gay, insultandolo e prendendolo in giro, e lui, uno studente di 16 anni di un istituto tecnico di Torino, racconta oggi il Corriere della Sera, non ce l’ha fatta più e si è ammazzato piantandosi un coltello nel petto e buttandosi dal quarto piano di casa.


“La protesta della madre di Marco ha permesso di sollevare il velo su un fenomeno diffuso ma invisibile. Il suicidio di adolescenti gay e lesbiche vessati dai compagni di classe, e più in generale il bullismo anti-gay tra i banchi di scuola sono realtà spesso ignorate. Il caso di Torino è solo la punta di un iceberg”.


Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, sul caso del ragazzo di Torino che si è tolto la vita.


Da un’indagine finanziata dall’Unione europea e condotta nei mesi scorsi da Arcigay su quasi 500 studenti e insegnanti delle scuole superiori è emerso che più della metà dei ragazzi e delle ragazze (53,5%) sente pronunciare spesso o continuamente, a scuola, parole offensive come “finocchio” per indicare maschi omosessuali o percepiti come tali. Un altro 28% le sente usare qualche volta, il 14,6% raramente, e il 3,8% mai.


Ma succede anche che dalle parole si passi ai fatti. A più del 10% degli studenti capita di vedere spesso o continuamente un ragazzo deriso, offeso o aggredito, a scuola, perché è o sembra omosessuale, e raramente qualcuno interviene a difesa della vittima. Non lo fa mai nessuno secondo il 19,2%, raramente per il 29,3%, non sa il 22,7%. I prof inoltre non se ne accorgono. Alla stessa domanda sul frequente verificarsi di episodi di derisione o aggressione risponde infatti positivamente lo 0% degli adulti intervistati, mentre l’83,6% dice di non aver mai assistito a niente di simile.


www.arcigay.it/schoolmates


“I docenti tendono a sottovalutare il fenomeno del bullismo anti-gay – spiega Lo Giudice – anche perché molte volte gli episodi si verificano lontano dai loro occhi e dalle loro orecchie, ad esempio durante la ricreazione, nei corridoi, in giardino. Da altre ricerche risulta inoltre che i tentativi di suicidio tra i giovani omosessuali sono il doppio di quelli dei coetanei etero”.


“Le parole della preside dell’istituto frequentato da Marco sono il segno di una inconsapevolezza inquietante della scuola italiana – denuncia Lo Giudice, che è anche insegnante in un liceo di Bologna – Cosa significa che non c’era bullismo ma solo ‘sciocchi scherzi involontariamente crudeli’? Cos’è il bullismo per la scuola italiana? Solo percosse o minacce a mano armata? Non ci si rende conto di come possa essere devastante per la serena crescita di un adolescente gay o lesbica vivere in un ambiente, com’è la scuola italiana, in cui ‘frocio’ o ‘lesbica’ sono gli insulti più ricorrenti e offensivi?”


“Di solito il fenomeno del bullismo anti-gay è aggravato dall’incomprensione della famiglia, che si aggiunge alla percezione di un diffuso rifiuto sociale. Per questo è ancor più intollerabile che, di fronte alla protesta di una madre attiva e coraggiosa, la scuola abbia minimizzato il problema”.


“Solidarietà alla mamma di Marco per la sua perdita e per il coraggio di aver denunciato le violenze che suo figlio ha subito” viene espressa da Fabio Saccà, responsabile giovani di Arcigay. “Noi giovani omosessuali non ne possiamo più di essere considerati ‘figli di serie B’, ‘studenti di serie B’, ‘cittadini di serie B’. Oggi siamo soli di fronte alla violenza e ci sono tante troppe volte ragazzi come Marco che gettano la spugna. Se gli adulti hanno a cuore la crescita di tutti e tutte i giovani, si attivino per eliminare le cause di isolamento e di esclusione nei confronti degli omosessuali”.


“Solo poche scuole italiane – continua ancora Lo Giudice – fra queste proprio una scuola torinese, l’Istituto Bodoni, hanno attivato interventi contro l’omofobia, cioè l’ostilità e il disprezzo verso le persone omosessuali. Manca del tutto una pianificazione da parte del ministero dell’Istruzione, in colpevole ritardo per motivi ideologici. Tutto questo, in un contesto in cui da parte di esponenti politici o religiosi di primo piano si susseguono ogni giorno argomentazioni razziste e pesantemente offensive nei confronti delle persone omosessuali, con grave danno della percezione di sé e dell’autostima di chi sta vivendo un processo di maturazione della propria identità”


“Sensibilizziamo i culi diversi – SS” era la frase che si vedeva campeggiare sulla lavagna di un’altra classe scolastica di Torino mentre veniva picchiato il ragazzo disabile nel noto video, finito su internet, da cui è poi scaturito il dibattito degli ultimi mesi sul bullismo. Alcuni studenti nei giorni successivi si “giustificarono”, come riportato dalla stampa, spiegando che quella frase corredata di simboli nazisti non si riferiva allo studente picchiato ma “ad una scenetta in cui degli studenti di quella classe si fingevano gay e facevano gli idioti”.

> Berria: Hezkuntza > PARLAMENTO VASCO: EL ARARTEKO ADVIERTE DEL RIESGO DE "INSUFICIENTE REACCION" ANTE EL MALTRATO EN LOS COLEGIOS

  • El Ararteko advierte del riesgo de “insuficiente reacción” ante el maltrato en los colegios
  • El Arateko, Iñigo Lamarca, advirtió hoy del riesgo que supone una “insuficiente reacción” ante determinadas conductas de maltrato en el ámbito escolar, como el acoso, porque ello contribuye a crear una sensación de “impunidad”.
  • El Diario Vasco, 2007-02-07 # EFE · Vitoria

Lamarca presentó hoy ante la comisión correspondiente del Parlamento Vasco el informe que ha elaborado sobre “Convivencia y conflictos en los centros educativos” y cuyas conclusiones ya dio a conocer el mes de diciembre del año pasado.

En el informe se plantean 28 recomendaciones para mejorar la convivencia y garantizar el respeto de los derechos de los alumnos y los profesores, algunas de las cuales se comprometieron hoy el PSE-EE y el PP a presentarlas en la Cámara como propuestas concretas.

El Ararteko reconoció que, pese a que “todos los componentes de nuestra comunidad educativa, alumnado, profesorado y familias, se muestran razonablemente satisfechos del clima escolar que perciben en sus propios centros”, existen elementos de preocupación.

Explicó que el primer trabajo de los centros educativos es la prevención, pero ante situaciones de acoso, por ejemplo, se debe intervenir “con prontitud y eficacia”.

Lentitud e ineficacia
Añadió que la lentitud o la ineficacia sólo tienen efectos negativos, en la persona acosada, porque sigue desprotegida, en el o los acosadores, “que se sienten impunes”, y en los testigos, que ven “cómo se puede seguir humillando a un compañero, o incluso a un profesor, sin que suceda nada”.

Dijo que se debe ser “tajante ante el insulto o la vejación” de alumnos o profesores y se debe desechar que se sigan considerando “normales” ciertas conductas, porque “ponen en cuestión unos valores básicos” de convivencia.

Advirtió de que la combinación de la indisciplina, las agresiones y la aceptación del papel del testigo “impasible” ante agresiones, amenazas y acosos está “muy extendida” y está teniendo un “enorme coste personal”.

Entre otras de las preocupaciones citó el “divorcio entre el profesorado y la familia”, ya que mientras que el 54 por ciento de los profesores atribuye los problemas a que las familias son “excesivamente permisivas”, muchas de ellas consideran que los conflictos no se solucionan “de forma justa” en los centros.

Entre las recomendaciones se encuentran la modificación o la complementación del marco normativo actual o la organización de los centros en cuanto a sus prioridades, sus prácticas o la definición de los tiempos y espacios escolares.

También aboga por la implicación de otros agentes sociales, como el sistema judicial, los medios de comunicación, los servicios sociales o la Policía.

Por último, Lamarca recordó que la institución que representa va a elaborar un nuevo informe centrado en la transmisión de valores a los menores, que permitirá realizar recomendaciones más específicas y más amplias, no sólo para el sistema escolar.

Valoración de los grupos
Todos los grupos destacaron la importancia del trabajo realizado por el Ararteko y en valorar la apreciación mayoritaria de los agentes del sistema escolar que se muestran satisfechos con su realidad más cercana.

Elixabete Piñol (PNV) abogó por mejorar “el diálogo y la participación de todos los agentes”, mientras que Mertxe Agúndez (PSE-EE) destacó que educar es enseñar a vivir en sociedad y que la convivencia no es una cuestión de mala o buena educación sino de derechos.

Iñaki Oyarzábal (PP) consideró que “no se está dando la respuesta adecuada” a este problema y apuntó que en este informe no se ha recogido el “miedo y la falta de libertad” que específicamente se viven en el País Vasco por la persistencia del terrorismo.

Onintza Lasa (EA) propuso intensificar el “imprescindible contacto” entre profesores, alumnos y familias y Aintzane Ezenarro (Aralar) dijo que es “muy interesante” la realización de “análisis reales por encima de tantos diagnósticos alarmistas que se transmiten a veces”.

> Berria: Hezkuntza > VIOLENCIA ESCOLAR: UN INFORME DEL DEFENSOR DEL PUEBLO CONSIDERA QUE SE HA REDUCIDO LIGERAMENTE DESDE 1999

  • Un informe del Defensor del Pueblo muestra que la violencia escolar se ha reducido ligeramente desde 1999
  • El País, 2007-02-01 # C. E. C. · Madrid


El Defensor del Pueblo ultima estos días un voluminoso y detallado informe sobre la violencia escolar en España, similar a uno que este organismo realizó en 1999 y que fue pionero en la materia. Según explicó ayer su principal responsable, Manuel Aguilar, adjunto del Defensor, los datos que recoge el estudio demuestran que en estos ocho años la violencia, pese a ser un fenómeno con una importante presencia en las escuelas, no ha aumentado e incluso “se ha reducido ligeramente”. El 30% de los alumnos de ESO sufren algún tipo de violencia -verbal, la más común, social, física o mixta-, un dato similar al de 1999. Aguilar avanzó algunos datos de este informe durante una conferencia en Madrid en unas jornadas bajo el título Encuentro Europeo por la Convivencia.

Entre los datos aportados señaló que los insultos, por ejemplo, han bajado del 39% al 27%, y algo similar ocurre con los motes ofensivos, que bajan del 37,7% en 1999 al 26,6% en el último estudio.

Aguilar señala también que en los últimos años ha crecido mucho la sensibilización social con este asunto, como demuestra el hecho de que en 1999 el informe del Defensor fuera pionero y desde entonces se hayan realizado más de 30 de distintas instituciones, la mayoría de carácter autonómico.

Sin embargo, el problema, a pesar de que se haya hecho más conocido, no se ha agravado, según los datos del Defensor. De hecho, el estudio ha analizado nuevas formas de violencia que se han hecho muy conocidos en los medios de comunicación, como la grabación de agresiones con el móvil, y el resultado es que sólo el 5% de los agresores y víctimas constatan su uso, por lo que no es significativo, según Aguilar.

El estudio incluye el dato del país de procedencia de los encuestados. Gracias a esa pregunta se ha podido constatar, según el adjunto del Defensor, que los niños inmigrantes sufren una mayor exclusión social, aunque los datos no son estadísticamente significativos porque no se han estudiado poblaciones iguales de inmigrantes y españoles.